Giornata nazionale contro lo spreco alimentare

Il 5 febbraio ricorre la giornata nazionale contro lo spreco alimentare; uno spreco che continua e ha assunto dimensioni enormi. Pensate che ogni giorno, in Italia, 13 mila quintali di pane finiscono nella spazzatura. Tradotto in denaro sono 43 milioni di euro l’anno.

Lo spreco alimentare è uno degli aspetti più nefasti, considerando che nel mondo il 66% delle persone soffre seri problemi nutrizionali (denutrizione, malnutrizione, sovrappeso, obesità) e che, includendo oltre ai rifiuti alimentari anche la sovralimentazione e le perdite nette da allevamenti alimentati con prodotti edibili, lo “spreco sistemico” potrebbe essere in Italia almeno il 63% della produzione iniziale (4160 kcal/procapite/giorno)

Buttare qualche briciola di pane nella spazzatura, fino a qualche decennio fa, era un atto impensabile, addirittura sacrilego. Oggi, nell’era dell’efficienza, dopo decenni di perfezionamenti tecnologici, gli sprechi sono invece all’ordine del giorno. E non si tratta certo di briciole. Secondo la Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, un terzo di tutti i prodotti alimentari a livello mondiale (1,3 miliardi di tonnellate edibili) viene perduto o sprecato ogni anno lungo l’intera catena di approvvigionamento. Cifra che corrisponde a circa 750 miliardi di dollari. Un effetto collaterale, se non addirittura voluto, del complicato sistema che regola oggi l’approvvigionamento del cibo nel mondo. Quella perdita che a noi sembra intollerabile in realtà ha una precisa funzione in un sistema che ha come unico imperativo la crescita della produzione.

Per noi consumatori è un fatto di coscienza. Abbiamo idea di cosa sia veramente lo spreco alimentare? La definizione di questa odierna piaga, secondo le ultime tesi dibattute nell’ambito della ricerca, ha un perimetro molto più ampio di quello che siamo abituati a immaginare. Il nuovo Rapporto sugli sprechi alimentari a cura di Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha provato a ridefinire i suoi confini, snocciolando numeri e mettendo sul tavolo una serie di soluzioni. Stringendo al massimo, potremmo dire che lo spreco è tutto ciò che oltrepassa il limite tracciato dal soddisfacimento dei bisogni umani.

Potremmo stilare una lunga lista di questo quotidiano sconfinamento oltre il necessario. Spreco è il pane che il fornaio non riesce a vendere. Sono le uova scadute nel frigo. Il piatto di piselli che tuo figlio ha lasciato nel piatto. Ma sono anche cose meno ovvie, come quei chili di troppo che appesantiscono un terzo della popolazione mondiale. Spreco è anche la malnutrizione, quel cortocircuito che si crea rimpinzandosi di cibi non digeribili o antinutrienti. E forse si dovrebbero anche includere le tonnellate di fertilizzanti sparse inutilmente nei campi. O le enormi quantità di mangimi utilizzati per alimentare i grandi allevamenti industriali, destinati a produrre altro cibo, di dubbio valore alimentare, in modo tutt’altro che efficiente e ragionevole.

Font: www.terranuova.it